sabato 31 gennaio 2015

Nero di Marte

Userò questo blog per presentare (oltre che a consigliare) una delle band più interessanti e talentuose nel panorama della musica estrema nostrana. Parliamo dei bolognesi Nero di Marte.

Non mi prolungherò in inutili presentazioni dell'organico e della primissima storia della band; bensì voglio concentrarmi sulla personalità espressa nei loro due lavori (targati 2013/14) che l'hanno portati in vetta alla mia personale classifica.

Vennerò fuori con l'omonimo album d'esordio a Marzo di due anni fa, presentandosi al grande pubblico come una fusione dei francesi Gojirà e dei tedeschi The Ocean. In parte vero ed in parte falso. A mio avviso, i Nero di Marte andrebbero presentati prendendo in considerazione anche la seconda uscita (Ottobre 2014) 'Derivae' che volendo mischia ed in parte spiega nel complessivo la faccenda e le sonorità; questo anche perché i due album sono stati partoriti nello stesso arco temporale e sono stati divisi volutamente dalla band.

Con questo esordio, chiunque deciderebbe di classificarli come una fusione dei due gruppi sopra citati, e giustamente anche. Le concatenate sequenze piene di riff, accellerazioni ed impennate, supportate da harsh vocals, con le sequenti derive atmosferiche farebbe decretare facilmente il paragone. Tutto qui, sinceramente, nulla di sbagliato. La band si conferma ispirata, talentuosa e ben organizzata. Ma qui entra in gioco il secondo album, ovvero 'Derivae'.

'Derivae' si dimostra un album capace di completare il suo predecessore ed illuminare completamente (o quasi) l'ascoltatore su quale fosse la linea del gruppo. Un post-metal con grandi paludi di suoni e sezioni ambient che sfociano nel dark e nell'ipnotico. Quasi un imbuto di sonorità contrastanti. Meno heavy e più atmosfera. In tutto ciò, sempre la sensazione che il gruppo lavori coeso e progredisca insieme, sempre e comunque, verso una miscela di suoni e spirito comune. Mai solistica, sempre corale. Questo ciò che più salta fuori dal primissimo ascolto, anche distratto. La coesione d'intenti.

Molte riviste l'hanno paragonati ai primi Mastodon, altri invece li hanno etichettati come la copia italiana dei Gojira, io sinceramente penso che i Nero di Marte esulino da queste chiacchiere pubblicitarie. Insieme ai compaesani Sunpocrisy (che dovrebbero farsi vivi durante quest'anno, in caso avrete notizie qui) sono le due realtà heavy più promettenti che abbiamo in Italia.


Album streaming bandcamp

giovedì 29 gennaio 2015

Björk - Vulnicura (2015)



L'uscita anticipata dell'ultimo lavoro di Björk ha spiazzato tutti, compreso me. Tralasciando questo fattore però, la sorpresa non s'è prolungata tramite l'ascolto dell'album. Son passati ormai undici, lunghi anni da quello che considero il capolavoro artistico dell'elfo islandese, ossia 'Medúlla'. Questo nuovo 'Vulnicura' sinceramente non è riuscito a farmi cambiare idea.

L'album si caratterizza esclusivamente di programmazione e suoni elettronici. Da una parte una sezione di archi, vero cardine portante alla base di ogni traccia, dall'altra una presenza di elementi rumoristici/drone che hanno piena libertà di svariare ed intromettersi in ogni momento tra la parte vocale e la base di archi. Il mix di questi tre elementi (archi, voce ed ambient) crea un bel conubbio che si propaga per tutto l'album, raggiungendo una forma stilistica a sé; capace d'emozionare nella prima parte (fino ad arrivare alla suite 'Black Lake', che chiude un poco l'aria alle tracce restanti) e di accompagnare l'ascoltatore con un pizzico di ripetitività nella seconda, il tutto caratterizzato da una leggera vena dark. Interessanti, a mio modo di vedere gli 'intermezzi' quasi esclusivamente elettronici 'History of Touches' e 'Quicksand'.

Nel complessivo è un album abbastanza statico. Si confeziona nella prima parte e si ripropone nella seconda. Non mi ha fatto entusiasmare e non mi ha particolarmente colpito.

mercoledì 28 gennaio 2015

Stellar Young - Vessels (2014)



Segnalo la seconda fatica di una delle band più promettenti nell'ambito del rock-pop d'oltreoceano, ovvero l'ottimo 'Vessels' dei Stellar Young. La seconda uscita, a due anni dall'ottimo 'Everything at Once' che spruzzava energia e grinta degna dei migliori The Police, conferma l'indiscusso talento della band di Albany, nonostante l'ammorbidimento delle sonorità a favore di un indie-pop di pregevole fattura. Una dolcissima culla fatta di suoni soavi e ritmiche che aggrediscono mai l'ascoltatore, bensì lo trasportano in un ambiente pieno di calore e solarità. Più leggero rispetto al precedente, ma non per questo inferiore. Una segnalazione dovuta ad una delle band più talentuose uscite post 2010.



Dirty Loops - Loopfied (2014)



Power-trio di matrice fusion che risponde al nome di Jonah Nilsson (tastiere e voce) Henrik Linder (basso) e Aron Mellergårdh (batteria) Nati come fenomeno mediatico di YouTube Svezia, i tre si son ritrovati a pubblicare un album di inediti (e cover) l'anno scorso, dopo un paio di anni in appoggio ad artisti come David Foster. La base è un fusion moderno contaminato da liriche soul e sonorità disco-dance anni '80. Qualcuno li considera i nuovi Toto, vedremo col tempo cosa sapranno fare. Vi allego la cover di 'Rolling in the deep' e qualche inedito.




lunedì 26 gennaio 2015

Neneh Cherry & The Thing - The Cherry Thing (2012)




Neneh Cherry, che di certo non ha bisogno di presentazioni, ed il trio scandinavo 'The Thing' han dato alla luce un ottimo album di cover in stile puramente free-jazz. Neneh Cherry in rilettura di 'standard' snaturando un po' la sua vena soul ed il solito estro creativo dei 'The Thing' che si meritano tutte le nomination tra i migliori artisti free-jazz moderni. Lascio a voi l'ascolto e le sensazioni derivanti.


domenica 25 gennaio 2015

Mono - The Last Dawn/Rays of Darkness (2014)


Dopo il 2011 ho reputato che il movimento del post-rock 'classico' fosse giunto alla sua prima e vera maturazione stilistica, questo precisamente dopo il ripetitivo 'For my Parents' che mi ha confermato su tutta la linea questo mio pensiero. Mi ritrovo ora qui a dare un parere personale su un doppio album della band giapponese che sinceramente non vorrei dare.

Sia pure lo stupore di un ascoltatore non consono a queste sonorità, questo doppio 'The Last Dawn/Rays of Darkness' ha ben poco da offrire. Tutto suona bene, tutto esprime in todo lo stile che si è maturato dall'uscita del capolavoro 'Hymn to the Immortal Wind', ma proprio qui c'è il mio disappunto. Benchè sia una prova degna, non mi sento di 'salvare' nelle intenzioni questo lavoro.

Piuttosto che un buon sunto dello stile 'Mono' avrei preferito un più dignitoso silenzio post 'Take Care, Take Care, Take Care'. L'apice artistico è già stato raggiunto, perché dimenarsi in un buon sunto quando ci si può calare in un dignitoso silenzio conscio o cambiare direzione e cercare di dare nuova linfa alla propria proposta ?


sabato 24 gennaio 2015

Juçara Marçal - Encarnado (2014)


Premetto che non conoscevo minimamente Juçara Marçal e tanto meno la sua carriera prima di questo album, e premetto anche che adoro la musica proveniente dal sud dell'America.

Questo 'Encarnado' mi ha lasciato piacevolmente sorpreso. Non pensavo che si potesse unire il cantautorato brasiliano con sonorità elettriche così particolari. L'album è composto da undici cover più la personale 'Odoya' composta dalla stessa Juçara. La vera sorpresa è stata la completa assenza del reparto ritmico e la complicità delle due chitarre (Kiko Dinucci e Rodrigo Campos) che fraseggiano ininterrottamente per tutto l'album, creando un tappeto di sonorità elettriche (molto simili ai lamenti ispanici dei Mars Volta) altisonanti con la delicata voce di Juçara.

Un piccolo sprazzo di avant-gard rumoristico che ricopre il tutto donandogli quell'effetto sorpresa che viene fuori specialmente nei piccoli intermezzi dove si esprime tutta la vena sperimentale.

Fortunatamente l'album è facilmente reperibile su YouTube ed in download gratuito sul sito ufficiale di Juçara Marçal. Su bandcamp si trova anche il precedente album solista che ancora non ho visionato ma che ascolterò a breve.


venerdì 23 gennaio 2015

Lights & Motion - Chronicle (2015)



Ne parlai già in Your Daily Bone Crushing News, ma voglio riportare questa uscita anche qui sul mio blog personale. I 'Lights & Motion' sono il progetto solista di Christoffer Franzén, cantante svedese che si è cimentato (dal 2012) in questo progetto 'cinematic post-rock' di buona fattura. Proprio di questa particolarità vorrei parlare (più approfonditamente) qui, che ho spazio. Sin dal buon 'Ceremonies' degli EF (banda post-rock svedese) ho avuto l'impressione che in Svezia si stia cercando di smuovere i classici lidi del post-rock. Questo nuovo 'Chronicle' mi ha dato il la per parlarne ad alta voce e condividerlo qui. In aggiunta a questa mia sensazione, anche l'ultimo album dei 'Blurry Lights' mi ha portato la conferma che il vecchio posto-rock (Explosions in the Sky, Mono, EF ecc ecc) stesse cambiando e virando su sonorità più aperte a scenari cinematografici.

Parlando ora nello specifico di 'Chronicle' non posso certo omettere le sue caratteristiche e peculiarità che l'hanno reso un buon album. Parto dal presupposto che, per chiunque abbia ascoltato 'Bloom and Breathe', questo disco sembrerà la 'brutta' copia, o se vogliamo, la copia svedese; le incursioni hardcore sostituite con le chitarre shoegaze, i ritornelli pop cantabili con le arie da film drammatico. In tutto ciò, non mi sento di dissentire. Effettivamente quest album è esattamente questo. Un buon album di post-rock che tenta di smuovere, a modo suo, i punti cardini del genere per portarlo ad una nuova visione d'insieme. Un lavoro che può legare i vecchi ed i nuovi ascoltatori di post-rock, in una miscela di cinema, atmosfere elettroniche e sonorità più aperte.

Forse è solo una mia congettura da appassionato, ma questo inizio di 2015 sta portando alla luce questa micro-visione del genere che potrebbe dare frutti ancora più interessanti di quest'uscita.


giovedì 22 gennaio 2015

The White Mega Giant - TWMG (2014)



Ho scoperto questo bel gruppo per caso su Facebook e son rimasto ipnotizzato immediatamente dal loro sound e dalla loro proposta. Nonostante ciò mi rimane difficile etichettarli (fortunatamente) e descriverli in poche parole. Il loro è un ambient molto distopico, che mischia parte della forma post-rock (crescendi e grandi suggestioni) ad incursioni drone, creando atsmofere sature di suoni elettronici che vanno a erigere una vera e propria colonna sonora, fatta di atti più distesi e di grandi impennate improvvise.

La cosa che mi ha stupito, più di tutte, è stata la quasi completa mancanza di motivi, di sonorità che si fissano per bene in testa per giorni, ma bensì una vera e propria atmosfera plumbea e satura che ti fa cadere dentro il vortice della loro visione. Lo descriverei come 'un viaggio nel loro mondo'. Quando la musica espressa da un collettivo riesce a trasmettere esattamente un modo di 'sentire', di 'provare'.




Voglio inoltre segnalarvi il loro primo lavoro, intitolato 'Antimacchina' che si discosta da quanto ascoltato e detto su 'TWMG', ma resta comunque un buon titolo per gli amanti del post-rock più canonico con sonorità alla Explosions in the Sky.


martedì 20 gennaio 2015

This Will Destroy You - Another Language (2014)



L'ultimo lavoro dei 'This Will Destroy You' è passato in sordina, e non fatico molto ad intuirne il perché. Premettendo che non sono mai stato un grande amante della forma e della proposta del collettivo, ammetto d'esser stato ammaliato dalla potenza espressiva che nel 2011 venne fuori con 'Tunnel Blanket'. In questo nuovo lavoro, però, quella potenza viene meno, ed anche la forma ha subito alcune modifiche, a mio parere, perdendo in parte.

Se nel precedente episodio c'era una linea molto marcata e tutto l'intento si muoveva coeso verso una data direzione, in questo nuovo album sembra venire meno quest'elemento. Le tracce nel complessivo non seguono nessuna idea ben delineata, dividendosi per influenze e richiami ad altri gruppi nel settore; il pathos e l'espressione data dai suoni non è minimamente avvolgente, anzi, per lo più delle volte viene chiamata ed arriva senza nessuna sorpresa. 

Un album che non mi ha lasciato nulla, se non un poco di delusione, visto l'attesa e la fiducia che vi avevo riposto. Non un elemento imperdibile, una segnalazione giusto per gli appassionati ed i completisti del genere.


sabato 17 gennaio 2015

Yasmine Hamdan

Non mi capiterà molte volte in questo blog di parlare dei singoli artisti, ma questa volta voglio fare un'eccezione. Voglio parlarvi dell'artista libanese Yasmine Hamdan.

Ho conosciuto questa cantante durante il film 'Only Lovers Left Alive' (ndr, regia di Jim Jarmusch) in cui lei eseguiva (sfortunatamente per noi in playback) uno dei suoi pezzi dall'album solista 'Ya Nass'. La traccia in questione si chiama 'Hal' e son rimasto subito colpito, sia dalla voce, che dal pezzo. In realtà tutta la colonna sonora del film mi ha colpito (la maggior parte dei pezzi sono di matrice shoegaze e/o ambient) e questo mi ha portato a giudicare la colonna sonora come uno dei pilastri portanti del film, vista anche l'importanza che ha nel centro della storia.

Tralasciando il film però, o meglio, appena terminata la visione, mi son subito fiondato sul web a cercare tale cantante, e non ci misi molto a trovarla; Molti, come me, erano rimasti impressionati dal pezzo, tant'è che la maggior parte dei commenti su YouTube stavano ad indicare l'alto grado d'apprezzamento della sua performance.

Parliamoci chiaro, senza girarci troppo intorno, non si tratta certo di un genio elementare, ma la presenza di un brano cantato interamente in arabo che non sfigurava minimante accanto ai pezzi shoezage degli SQÜRL (capitanati dallo stesso Jarmusch) mi ha affascinato (molto anche grazie alla fantastica scenografia e fotografia)

Unire l'arabo ad una base shoegaze e creare un vortice di sensualità in loop musicale che non avevo mai ascoltato (mea culpa, sicuramente qualcuno l'avrà già proposto) mi intrigò molto. Detto ciò mi cercai subito l'album solista di Yasmine e rimasi affascinato di trovarmi davanti un album di pop elettronico (con influenze shoegaze, come già citato) con venature di folk medio-orientale ed una voce fantastica ad amalgamare il tutto.



Per chiunque ami le situazione sature di muri di suono creati da chitarre, per chiunque si ritrovi ad amare il sound dei 'My Bloody Valentine' e per chiunque voglia vedere un buon film con ottime musiche, ottime scenografie ed una fotografia fantastica, di sicuro non potete perdervi questa piccola perla.



Mi permetto un piccolo spoiler del film. Subito dopo l'esibizione di Yasmine, Tilda Swinton si rivolge a Tom Hiddleston che risponde in modo ammirevole:

'Yasmine, she's libanese. I'm sure she'll be very famous.'
'God, I hope not. She is way too good for that.'





Blurry Lights - Blurry Lights (2015)




Qualche giorno fa, sulla mia bacheca, mi son ritrovato questo side-project di un'artista russo, del quale, purtroppo, non conosco il vero nome. Incuriosito dalla descrizione (errata) che ne diedero (Atmospheric black metal) mi sono avvicinato a questo lavoro di appena 40 minuti (considerato la classica durata degli album ambient/post che non vanno sotto i 55/60 minuti solitamente)

Devo dire che son rimasto molto colpito dalla proposta. Questa risulta essere la terza pubblicazione in tre anni (due nel 2014, questo omonimo nel 2015) e sinceramente non m'aspettavo una lavoro simile.

'Blurry Lights' si presenta come un episodio cinematografico, più che per il music bussiness. Infatti, in questi quaranta minuti possiamo apprezzare dieci tracce orchestrali che sembrano uscite da una colonna sonora di un film. Eccetto per la seconda traccia, in cui figura una quest special vocals, le restanti tracce sono movimenti a sé che riescono con semplicità a trasportare melodie sature di emozioni (a volte anche smielate) senza particolari colpi di scena.

Per fare un esempio, mi son sembrati un incrocio tra la versione orchestrale degli ultimi Mono (For my Parents) senza la saturazione di suono, i crescendi malinconici, ma bensì con l'aggiunta di pianoforte (alla Erik Satie) con le colonne sonore di quartetti d'archi di Clint Mansell.

Non sarà certo un capolavoro questo 'Blurry Lights', ma devo dire che si lascia ascoltare molto piacevolmente, senza grandi problemi.

Il compositore esprime così la visione di quest'ultimo nascituro:

' The atmosphere of the album is warm and sweet overall, however mixed with a couple of sad tracks. As always, main theme of the album is love. Each melody is a different story - some people are happy in their relationship, some not and others are just walking through their life alone. The best experience from listening would be, as always, in a time of late night :) '