giovedì 26 marzo 2015

Jakub Zytecki - Wishful Lotus Proof (2015)


A molti questo nome suonerà nuovo, ma si tratta di un giovane chitarrista che già da anni è attivo a livello internazionale col suo gruppo (DispersE) e che ora s'è cimentato in un album da solista. Inutile parlare delle qualità tecnica e della capacità compositiva, basta guardare qualche video (o ascoltare i due album studio dei DispersE) sul suo canale YouTube per capire al volo che si parla di un piccolo genio della chitarra.

Per chi avesse ascoltato l'ottimo 'Living Mirrors' dei DispersE potrà capire sin dal primo ascolto la piega dell'album. Un ampliamento, chiamiamolo così, del discorso cominciato un paio d'anni fa. Le chitarre hanno più spazio, ma questo non intacca minimamente la parte melodica o il collettivo, che s'attestano sempre su grandi livelli. Volendo, poteva essere benissimo il terzo disco dei DispersE, e questo non avrebbe fatto alcun danno. Una leggera delusione, forse ci si poteva aspettare qualcosa di più personale, visto anche le potenzialità del singolo, ma a quanto pare gli strascichi della sua band hanno avuto la meglio sulla direzione da seguire, senza tralasciare il fatto che Jakub Zytecki stesso è la mente (e maggior compositore) della band.




mercoledì 25 marzo 2015

Sleepmakeswaves - Love of Cartography (2014)


Ho scoperto questa band su segnalazione di Daniel Tompkins (TesseracT) che ne parlava un gran bene dopo qualche concerto in cui fecero da spalla alla band britannica. I Sleepmakeswaves sono una band australiana recente, infatti il loro esordio si rifà al al 2011 con '...and so we destroyed everything'. L'Australia si è confermata (e si conferma) patria di talenti ed ottimi musicisti; i sleepmakeswaves si vanno a sommare alla già grande famiglia delle talentuose band emerse dal 2005 ad oggi insieme ai Twelve Foot Ninja, Karnivool, Cog, The Butterfly Effect ecc. Ma ciò che mancava veramente alla scena australiana è una band post-rock, e poteva mai essere uno scontato post-rock melodico e melenso conoscendo le attitudini progressiste dei loro colleghi e compatrioti ? Ovviamente no.

L'album, come già accennato, ha di base un post-rock melodico di stampo classico, ma ciò che li differenzia dal resto delle band odierne è l'aggiunta del suono 'djent', e non mi riferisco al suono della settima od ottava corda, ma bensì alla perizia tecnica nelle parti in pulito, nella pulizia del suono ed in quell'aria di 'futurismo' che emana il suono djent. Ma non basta, se oltre al suono di chitarre e l'aggiunta dell'elettronica utilizzata da Misha e co. nei loro intermezzi strumentali, vi sono anche ritmiche di stampo djent. Una fusione a tutto tondo della filosofia del suono nata qualche anno unita alla già grande famiglia del post-rock. Un bell'esperimento tra djent e post-rock, forse l'ultima frontiera non esplorata in modo convincente da nessuno, fino ad ora.


venerdì 20 marzo 2015

TesseracT - new album and DVD



E' in uscita a maggio il nuovo CD/DVD 'Odyssey/Scala' della band britannica TesseracT. Dopo il reintegro di Daniel Tompkins come vocalist, la band ha filmato (il 6 novembre 2014 alla Scala di Londra) l'intera reinterpretazione live dell'album 'Altered State', realizzato con il cantante Ashe O'Hara nel 2013. Il formato è quello del 'CD Live' e 'DVD Live'.





mercoledì 18 marzo 2015

CHON - 'Grow' streaming gratuito


Dopo due ottimi EP, il 23 Marzo, ossia fra cinque giorni, i CHON rilasceranno il loro primo e vero album d'esordio, seguito di 'Newborn Sun' del 2013 e 'Woohoo!' del 2014. Dopo il contratto stipulato con la SumerianRecords, la stessa ha rilasciato lo streaming gratuito ed intero dello stesso album tramite il proprio account YouTube.



venerdì 13 marzo 2015

Sea in the Sky - Serenity (2014)


Il vero fenomeno musicale degli ultimi anni è sicuramente il djent. Versioni pop, ambient, metal, post e chi più ne ha, più ne metta. La vera sicurezza in questo settore è la preparazione tecnica e stilistica. Non ci si imbatte in strimpellatori o fuochi di paia, per fortuna, aggiungerei. Dal 2013 in poi il djent ha implicato nei propri dettami anche influenze fusion, basti pensare agli Animals as Leaders o ai Scale the Summit. Questo 'Serenity' è un lavoro a metà tra l'ultimo album degli AaL ed i Scale the Summit. Oltre alla tecnica, oltre alle influenze e al genere, l'ispirazione è quella che più viene fuori. Le influenze, sia nel modo di suonare che nel suono sono quelle, ormai è inutile starlo a ripetere per l'ennesima volta, l'ispirazione invece è parte centrale del lavoro, specialmente in un lavoro totalmente strumentale. Una delle migliori uscite del passato anno che, purtroppo, è passata completamente inosservata anche nel settore.


martedì 10 marzo 2015

Kaukasus - I (2014)



La scandinavia è sicuramente una delle terra più prolifiche nell'ambito prog, specialmente delle nuove proposte che virano a varcare stile e canoni diversi dal solito neo-prog. Questo supergruppo fondato da tre colonne portanti del neo-prog scandinavo è quanto di più si possa desiderare. I qui presenti Ketil Vestrum Einarsen (Jaga Jazzist, Motorpsycho), Mattias Olsson (Änglagård, White Willow) e Rhys Marsh (The Autumn Ghost, Opium Cartel) mescolano con sapienza e gusto gli elementi che più li hanno contraddistinti nel corso delle loro carriere. Una spirale di suoni ed influenze che ricordano il primo David Sylvian da solista. Un leggiadro (ma sempre malinconico ed avverso a melodie invernali) mix di jazz, elettronica, krautrock e progressive che inebria sin dal primo ascolto, grazie anche alla meravigliosa voce di Rhys Marsh che s'avvicina a quella di Sylvian ed alimenta le pregiatissime sette tracce di questo 'I'. 



giovedì 5 marzo 2015

Steven Wilson - Hand. Cannot. Erase (2015)


Un qualsiasi appassionato di Prog non potrebbe avere un pacifico e sereno rapporto con la discografia di Steven Wilson. Risultati altalenanti, tanti progetti, tanti lavori, tanto materiale che, durante il corso degli anni è andato via via a sfumarsi di quei canoni di Prog che lo stesso Wilson tanto detestava ai tempi di 'Significy'. Se non m'era piaciuta la piega metal presa dagli ultimi Porcupine Tree, tanto avevo gradito la nuova linfa vitale arrivata con 'Grace for Drowning' e il buon proseguo di 'The Raven That Refused to Sing (And Other Stories)'. Una liberazione stilistica dai canoni 'post- In Absentia' che tanto avevano avvicinato Wilson alla sua aura mistica, unendo il vecchio ascoltatore (troppo stanco per ricercare con impegno nuovo leve meno pubblicizzate) ed il nuovo ascoltatore (troppo giovane per partire dai '70s, abbastanza reattivo per comprendere che c'è qualcosa in più oltre all'ascolto radiofonico)

Più che un album, questo 'Hand. Cannot. Erase' pare una compilation dei vari progetti in cui Wilson si prodiga da anni, con risultati venali ed altri assai pretenziosi e superficiali. Se nel nuovo Steven Wilson anni '10 si era ritrovata quella genuinità, spensieratezza, libertà artistica e stilistica, senza mai dimenticare il proprio passato, ma facendosi accompagnare dallo stesso, qui invece troviamo un Steven Wilson assai più legato a tradizioni del passato. Non m'è mai piaciuto dilungarmi in spiegazioni traccia per traccia di un album, in particolar modo nel Prog, ma anche volendo fare, si potrebbe riassumere la faccenda in modo molto semplice; a primo orecchio si riconoscono le varie sonorità dei progetti di Wilson, senza neanche sforzarsi. L'album si lascia ascoltare, come sempre; una delle migliori capacità di Wilson è proprio quella di non destabilizzare ascoltatore (ed ascolto) con soluzioni che non ci aspetteremo (specialmente l'ultimo Wilson) tanto meno con forme stilistiche ed influenze che non riusciamo a primo ascolto a riconoscere in modo familiare.

In definitiva un passo falso ed un album mediocre (tenderei a preferire il termine collage) in cui solo un paio di volte (grazie alla chitarra di Guthrie Govan) si riesce a venir coinvolti in modo convincente e saziante. Per i fan sarà il nuovo capolavoro del Prog moderno, per altri l'ennesimo 'album autoriale' troppo complicato per le loro menti. Personalmente, l'ho trovato una loffa d'autore.


domenica 1 marzo 2015

Sanguine Hum - Now We Have Light (2015)


Sinceramente non ricordo più da quand'è che non mi tornava in mente il Canterbury Sound in una maniera così limpida, elegante e fiabesca. La fascinazione che ha avuto quella 'minuscola' macchia di Prog settantino su di me è qualcosa che conservo saldamente tra i felici ricordi e le influenze più profonde. 'Now We Have Light' è quanto di meglio potessi chiedere per farmi tornare ad ascoltare in una volta sola il meglio di Canterbury. Ma scendiamo più nel dettaglio e vediamo di cosa si tratta.

La trama principale è l'intreccio tra piano elettrico e chitarra, un gusto nelle composizioni più melodiche da pop-rock e gli intermezzi elettro-acustici che a volte nascondono in sé più di questo. Un continuo susseguirsi di melodie, intrecci armonici e sonorità elettroniche, con tracce che scendono più nel dettaglio toccando anche sonorità metal. Non mancano anche i vari richiami agli abbellimenti di zappiana memoria o blocchi jazz reinterpretati con fraseggi elettronici. In tutto ciò quello che la fa più da padrone è il reiterato (e mai nascosto) gusto per le belle melodie, proprio come i cugini Sinclair, anche Joff Winks e Matt Baber si soffermano nel dare una dose costante di melodie pop, senza mai perdere quell'eleganza fiabesca che ha sempre avvolto l'immaginario collettivo di Canterbury.

Non è certo un capolavoro, tanto meno un disco che gli amanti del progressive in generale possano apprezzare, resta comunque un'affascinante lavoro, assai curato, sia nella musica che nelle trame (si tratta infatti di un doppio CD facente parte di un concept) che non prende nulla alla leggera, anzi, potrebbe essere un ottimo trampolino di lancio per chi non ha mai affrontato la scena (e lo stile) di Canterbury.