mercoledì 15 aprile 2015

Corpo-Mente - Corpo-Mente (2015)


Semmai dovessi stilare una lista dei miei artisti sperimentali preferiti, sicuramente inserirei Igorrr. Proprio quest ultimo forma il duo 'Corpo-Mente' insieme a Laure Le Prunene, progetto che ha dato il suo primo genito proprio in questi giorni. Per chi non conoscesse Igorrr, ne farò un breve sunto qui. Al secolo conosciuto come Gautier Ser, è un'artista francese che ha sempre fatto dell'ecletticismo, della decomposizione e della ricomposizione i suoi più grandi compagni di viaggio. Abbandonati in parte i suoi progetti death metal, sotto lo pseudonimo di Igorrr ha pubblicato (dal 2008 al 2012) quattro album di avant-garde molto particolare. Inserisce al suo interno infatti canti liturgici, arrangiamenti barocchi, death metal e tanta programmazione elettronica, senza dimenticare piccole sfumature di suono acustico, in particolar modo di flamenco e blues.

Detto ciò, questo 'Corpo-Mente' mette in evidenza la capacità riarrangiativa di Igorrr: si destreggia tra sintetizzatori e ritmiche acustiche, sempre con un gusto molto più barocco rispetto al progetto solista, che si fonde con il bel canto di Laure Le Prunene, altra vera colonna portante del suono del disco. Le tracce vedono anche la presenza di archi, inseriti perfettamente nella visione ottica del sapore più barocco del progetto. L'intero album mette in evidenza la vena più melodica, più ricercata e meno sperimentale di Igorrr, facendo da tappeto per i bei intrecci melodici della voce solista e dei cori.

sabato 11 aprile 2015

Anekdoten - Until all the Ghosts are Gone (2015)



Dopo una lunga pausa di otto anni, gli svedesi Anekdoten son tornati a pubblicare un album di inediti. L'album che prende il nome di 'Until all the Ghosts are Gone' prosegue, positivamente aggiungerei, la solidificata linea espressiva (del suono e delle tematiche) della band. Una buona uscita dopo quasi un decennio di silenzio.


sabato 4 aprile 2015

Between the Buried and Me new single


Il 3 aprile è stato rilasciato il primo singolo del nuovo album 'Come Ecliptic', primo concept album della band americana; come da titolo, il concept si baserà sulle vicissitudini delle vite passate di un uomo tramite il coma. L'intero disco verrà rilasciato il 7 Luglio 2015 tramite Metal Blade Records.


mercoledì 1 aprile 2015

Godspeed You! Black Emperor - Asunder, Sweet and Other Distress (2015)



Parlare nello specifico di questo 'Asunder, Sweet and Other Distress' è relativamente facile. Le quattro tracce sono divisibili in due filoni. Le prime due tracce sono a sé, le restanti due formano una suite ove la prima parte ambient/drone si mischia progressivamente con gli strumenti acustici e quelli elettrici, formando un'immensa esplosione sonora che culmina in una deriva infinita.

Non mi sento di criticare la band o il lavoro, non vedo nemmeno in cosa potrei criticarlo poi. Non s'arriva certo al capolavoro, questo è vero, i tempi del capolavoro son passati da più di un decennio, la cosa positiva però è che la band non ha perso quel pathos, anzi, l'ha visto evolversi nel corso degli anni fino ad una sua 'rinascita'. Un album pieno di pathos, sentimento ed ispirazione. Personalmente, l'ho già inserito nella mia top annuale.
 


giovedì 26 marzo 2015

Jakub Zytecki - Wishful Lotus Proof (2015)


A molti questo nome suonerà nuovo, ma si tratta di un giovane chitarrista che già da anni è attivo a livello internazionale col suo gruppo (DispersE) e che ora s'è cimentato in un album da solista. Inutile parlare delle qualità tecnica e della capacità compositiva, basta guardare qualche video (o ascoltare i due album studio dei DispersE) sul suo canale YouTube per capire al volo che si parla di un piccolo genio della chitarra.

Per chi avesse ascoltato l'ottimo 'Living Mirrors' dei DispersE potrà capire sin dal primo ascolto la piega dell'album. Un ampliamento, chiamiamolo così, del discorso cominciato un paio d'anni fa. Le chitarre hanno più spazio, ma questo non intacca minimamente la parte melodica o il collettivo, che s'attestano sempre su grandi livelli. Volendo, poteva essere benissimo il terzo disco dei DispersE, e questo non avrebbe fatto alcun danno. Una leggera delusione, forse ci si poteva aspettare qualcosa di più personale, visto anche le potenzialità del singolo, ma a quanto pare gli strascichi della sua band hanno avuto la meglio sulla direzione da seguire, senza tralasciare il fatto che Jakub Zytecki stesso è la mente (e maggior compositore) della band.




mercoledì 25 marzo 2015

Sleepmakeswaves - Love of Cartography (2014)


Ho scoperto questa band su segnalazione di Daniel Tompkins (TesseracT) che ne parlava un gran bene dopo qualche concerto in cui fecero da spalla alla band britannica. I Sleepmakeswaves sono una band australiana recente, infatti il loro esordio si rifà al al 2011 con '...and so we destroyed everything'. L'Australia si è confermata (e si conferma) patria di talenti ed ottimi musicisti; i sleepmakeswaves si vanno a sommare alla già grande famiglia delle talentuose band emerse dal 2005 ad oggi insieme ai Twelve Foot Ninja, Karnivool, Cog, The Butterfly Effect ecc. Ma ciò che mancava veramente alla scena australiana è una band post-rock, e poteva mai essere uno scontato post-rock melodico e melenso conoscendo le attitudini progressiste dei loro colleghi e compatrioti ? Ovviamente no.

L'album, come già accennato, ha di base un post-rock melodico di stampo classico, ma ciò che li differenzia dal resto delle band odierne è l'aggiunta del suono 'djent', e non mi riferisco al suono della settima od ottava corda, ma bensì alla perizia tecnica nelle parti in pulito, nella pulizia del suono ed in quell'aria di 'futurismo' che emana il suono djent. Ma non basta, se oltre al suono di chitarre e l'aggiunta dell'elettronica utilizzata da Misha e co. nei loro intermezzi strumentali, vi sono anche ritmiche di stampo djent. Una fusione a tutto tondo della filosofia del suono nata qualche anno unita alla già grande famiglia del post-rock. Un bell'esperimento tra djent e post-rock, forse l'ultima frontiera non esplorata in modo convincente da nessuno, fino ad ora.


venerdì 20 marzo 2015

TesseracT - new album and DVD



E' in uscita a maggio il nuovo CD/DVD 'Odyssey/Scala' della band britannica TesseracT. Dopo il reintegro di Daniel Tompkins come vocalist, la band ha filmato (il 6 novembre 2014 alla Scala di Londra) l'intera reinterpretazione live dell'album 'Altered State', realizzato con il cantante Ashe O'Hara nel 2013. Il formato è quello del 'CD Live' e 'DVD Live'.





mercoledì 18 marzo 2015

CHON - 'Grow' streaming gratuito


Dopo due ottimi EP, il 23 Marzo, ossia fra cinque giorni, i CHON rilasceranno il loro primo e vero album d'esordio, seguito di 'Newborn Sun' del 2013 e 'Woohoo!' del 2014. Dopo il contratto stipulato con la SumerianRecords, la stessa ha rilasciato lo streaming gratuito ed intero dello stesso album tramite il proprio account YouTube.



venerdì 13 marzo 2015

Sea in the Sky - Serenity (2014)


Il vero fenomeno musicale degli ultimi anni è sicuramente il djent. Versioni pop, ambient, metal, post e chi più ne ha, più ne metta. La vera sicurezza in questo settore è la preparazione tecnica e stilistica. Non ci si imbatte in strimpellatori o fuochi di paia, per fortuna, aggiungerei. Dal 2013 in poi il djent ha implicato nei propri dettami anche influenze fusion, basti pensare agli Animals as Leaders o ai Scale the Summit. Questo 'Serenity' è un lavoro a metà tra l'ultimo album degli AaL ed i Scale the Summit. Oltre alla tecnica, oltre alle influenze e al genere, l'ispirazione è quella che più viene fuori. Le influenze, sia nel modo di suonare che nel suono sono quelle, ormai è inutile starlo a ripetere per l'ennesima volta, l'ispirazione invece è parte centrale del lavoro, specialmente in un lavoro totalmente strumentale. Una delle migliori uscite del passato anno che, purtroppo, è passata completamente inosservata anche nel settore.


martedì 10 marzo 2015

Kaukasus - I (2014)



La scandinavia è sicuramente una delle terra più prolifiche nell'ambito prog, specialmente delle nuove proposte che virano a varcare stile e canoni diversi dal solito neo-prog. Questo supergruppo fondato da tre colonne portanti del neo-prog scandinavo è quanto di più si possa desiderare. I qui presenti Ketil Vestrum Einarsen (Jaga Jazzist, Motorpsycho), Mattias Olsson (Änglagård, White Willow) e Rhys Marsh (The Autumn Ghost, Opium Cartel) mescolano con sapienza e gusto gli elementi che più li hanno contraddistinti nel corso delle loro carriere. Una spirale di suoni ed influenze che ricordano il primo David Sylvian da solista. Un leggiadro (ma sempre malinconico ed avverso a melodie invernali) mix di jazz, elettronica, krautrock e progressive che inebria sin dal primo ascolto, grazie anche alla meravigliosa voce di Rhys Marsh che s'avvicina a quella di Sylvian ed alimenta le pregiatissime sette tracce di questo 'I'. 



giovedì 5 marzo 2015

Steven Wilson - Hand. Cannot. Erase (2015)


Un qualsiasi appassionato di Prog non potrebbe avere un pacifico e sereno rapporto con la discografia di Steven Wilson. Risultati altalenanti, tanti progetti, tanti lavori, tanto materiale che, durante il corso degli anni è andato via via a sfumarsi di quei canoni di Prog che lo stesso Wilson tanto detestava ai tempi di 'Significy'. Se non m'era piaciuta la piega metal presa dagli ultimi Porcupine Tree, tanto avevo gradito la nuova linfa vitale arrivata con 'Grace for Drowning' e il buon proseguo di 'The Raven That Refused to Sing (And Other Stories)'. Una liberazione stilistica dai canoni 'post- In Absentia' che tanto avevano avvicinato Wilson alla sua aura mistica, unendo il vecchio ascoltatore (troppo stanco per ricercare con impegno nuovo leve meno pubblicizzate) ed il nuovo ascoltatore (troppo giovane per partire dai '70s, abbastanza reattivo per comprendere che c'è qualcosa in più oltre all'ascolto radiofonico)

Più che un album, questo 'Hand. Cannot. Erase' pare una compilation dei vari progetti in cui Wilson si prodiga da anni, con risultati venali ed altri assai pretenziosi e superficiali. Se nel nuovo Steven Wilson anni '10 si era ritrovata quella genuinità, spensieratezza, libertà artistica e stilistica, senza mai dimenticare il proprio passato, ma facendosi accompagnare dallo stesso, qui invece troviamo un Steven Wilson assai più legato a tradizioni del passato. Non m'è mai piaciuto dilungarmi in spiegazioni traccia per traccia di un album, in particolar modo nel Prog, ma anche volendo fare, si potrebbe riassumere la faccenda in modo molto semplice; a primo orecchio si riconoscono le varie sonorità dei progetti di Wilson, senza neanche sforzarsi. L'album si lascia ascoltare, come sempre; una delle migliori capacità di Wilson è proprio quella di non destabilizzare ascoltatore (ed ascolto) con soluzioni che non ci aspetteremo (specialmente l'ultimo Wilson) tanto meno con forme stilistiche ed influenze che non riusciamo a primo ascolto a riconoscere in modo familiare.

In definitiva un passo falso ed un album mediocre (tenderei a preferire il termine collage) in cui solo un paio di volte (grazie alla chitarra di Guthrie Govan) si riesce a venir coinvolti in modo convincente e saziante. Per i fan sarà il nuovo capolavoro del Prog moderno, per altri l'ennesimo 'album autoriale' troppo complicato per le loro menti. Personalmente, l'ho trovato una loffa d'autore.


domenica 1 marzo 2015

Sanguine Hum - Now We Have Light (2015)


Sinceramente non ricordo più da quand'è che non mi tornava in mente il Canterbury Sound in una maniera così limpida, elegante e fiabesca. La fascinazione che ha avuto quella 'minuscola' macchia di Prog settantino su di me è qualcosa che conservo saldamente tra i felici ricordi e le influenze più profonde. 'Now We Have Light' è quanto di meglio potessi chiedere per farmi tornare ad ascoltare in una volta sola il meglio di Canterbury. Ma scendiamo più nel dettaglio e vediamo di cosa si tratta.

La trama principale è l'intreccio tra piano elettrico e chitarra, un gusto nelle composizioni più melodiche da pop-rock e gli intermezzi elettro-acustici che a volte nascondono in sé più di questo. Un continuo susseguirsi di melodie, intrecci armonici e sonorità elettroniche, con tracce che scendono più nel dettaglio toccando anche sonorità metal. Non mancano anche i vari richiami agli abbellimenti di zappiana memoria o blocchi jazz reinterpretati con fraseggi elettronici. In tutto ciò quello che la fa più da padrone è il reiterato (e mai nascosto) gusto per le belle melodie, proprio come i cugini Sinclair, anche Joff Winks e Matt Baber si soffermano nel dare una dose costante di melodie pop, senza mai perdere quell'eleganza fiabesca che ha sempre avvolto l'immaginario collettivo di Canterbury.

Non è certo un capolavoro, tanto meno un disco che gli amanti del progressive in generale possano apprezzare, resta comunque un'affascinante lavoro, assai curato, sia nella musica che nelle trame (si tratta infatti di un doppio CD facente parte di un concept) che non prende nulla alla leggera, anzi, potrebbe essere un ottimo trampolino di lancio per chi non ha mai affrontato la scena (e lo stile) di Canterbury.




giovedì 26 febbraio 2015

Neal Morse - The Grand Experiment (2015)


Non sono mai stato un grande fan della svolta musicale che la generazione dei vari Dream Theater/Spock's Beard hanno impresso nella mente di ognuno di noi più o meno 25 anni fa, specialmente sulla ridefinizione del concetto di 'Progressive', termine troppe volte abbusato da critica e pubblico. L'ho sempre visto come un heavy metal assai tecnico e con grandi dosi di citazionismo ai gruppi che il Progressive lo 'crearono' e lo portarono al culmine un ventennio prima.

Questa piccola premessa per cosa, per fare i complimenti a Neal Morse e alla sua ultima creatura, questo 'The Grand Experiment'. Lavoro che riporta in auge il nome di Neal Morse, dopo non felicissime parentesi degli ultimi anni, capace di accattivarsi sia i vecchi che i nuovi fan. Due lunge suite e tre intermezzi più vicini al canone della classica canzone che riescono ad inglobbare il meglio che Neal Morse potesse auspicarsi. Sonorità si moderne ma mai tese o fredde, atte a mostrare, anzi, dimostrare una complessità nella scrittura. Un suono curato e pulito, ma che non eccede, lasciando all'ascoltatore tutta la genuinità delle composizioni. Una segnalazione di merito alla lunga e conclusiva suite dalla durata di 26 minuti abbondanti, vera summa artistica del miglior Morse degli ultimi dieci anni. Un lavoro che garberà ai vecchi e ad i nuovi fan.



mercoledì 25 febbraio 2015

GY!BE new album


Questo il nuovo singolo della band culto canadese in uscita il 31 di Marzo. L'album s'intitolerà: 'Asunder, Sweet and Other Distress'.

lunedì 23 febbraio 2015

Gavin Harrison new album


In uscita questo 13 di Aprile, 'Cheating The Polygraph' è la personale visione di alcune dei brani dei Porcupine Tree da parte di Gavin Harrison (batterista degli stessi dal 2001, circa) che ha lavorato per più di cinque anni su questo progetto. In aggiunta a ciò, Harrison pare si sia servito dei migliori musicisti jazz su piazza per questo album; di seguito c'è la tracklist da lui stesso svelata:

What Happens Now?
Sound Of Muzak/So Called Friend
The Start Of Something Beautiful
Heart Attack In A Layby/The Creator Had A Mastertape/Surfer
The Pills I’m Taking (from Anesthetize)
Hatesong/Halo
Cheating The Polygraph/Mother & Child Divided
Futile

mercoledì 18 febbraio 2015

Everything Everything - 'Get To Heaven' single



Il nuovo singolo della band britannica sembra ricalcare la struttura semplificata di 'ARC' con l'aggiunta di elementi dance. ll nuovo album 'Get to Heaven' non ha ancora una data di pubblicazione.

The Trio Project - ALIVE (2014)


Dietro l'appellativo del 'The Trio Project' si nasconde la brillante mente di Hiromi Uehara, vera e propria sorpresa degli anni duemila per quanto concerne il settore jazz ed affini. In collaborazione con i fidi Anthony Jackson e Simon Philips la pianista giapponese giunge alla terza pubblicazione, per quanto riguarda il 'Trio Project'. Come sempre il livello qualitativo è alto; dal fusion di nuova generazione a sonorità 'da camera', da melodie pop ad intrecci armonici che da sempre la contradistinguono, questo 'Alive' dimostra ancora una volta la freschezza nella composizione e la sempre più marcata capacità di equilibrare il proprio talento, senza mai sprofondare in eccessivi virtuosismi ridondanti. Un disco che mi sento di consigliare anche a chi magari è poco avvezzo alle sonorità della pianista giapponese, avendo in sé quella carica emotiva e melodica che lo rende più accessibile al grande pubblico. 


lunedì 16 febbraio 2015

Diana Krall - Wallflower (2015)


Giusto una piccola e brevissima segnalazione sul nuovo album di reinterpretazioni di Diana Krall intitolato 'Wallflower' che è da poco uscito sul mercato. All'interno di esso si trovano pezzi derivanti da ogni settore della musica: dal pop di Paul McCartney al cantautorato di Bob Dylan passando per il folk di Jim Croce e così discorrendo.


giovedì 12 febbraio 2015

David Sylvian - There's a Light That Enters Houses With No Other House in Sight (2014)



David Sylvian è uno dei miei artisti preferiti. Da sempre infatti ha sempre ricercato forme e sonorità a me consone e di grande influenza per il resto dell'ambito musicale. Certo, come in ogni famiglia ci sono degli screzzi. Chi preferisce la prima parte di carriera, chi la seconda, chi invece la sua carriera con i Japan. Ovviamente questo non è un nostro problema. Forse lo sarà di 'There's a Light That Enters Houses With No Other House in Sight' visto che continua sulla linea tracciata da 'Manafon' più di cinque anni fa, ovvero la linea più avanguardistica e di difficile ascolto, specialmente per gli amanti delle sonorità anni '80 dello stesso.

Accordatosi con il pianista John Tilbury (capomastro dell'improvvisazione classica) e con Christian Fennesz (genio dell'elettronica viennese) ha continuato l'esplorazione di paesaggi sonori oscuri, fatti di contrapposizioni elettro-ambient dove è sovente riunire leggere rintocchi di piano ed evoluzioni rumoristiche-strumentali. A tutto ciò ha aggiunto, con la sua voce sempre più dilaniata e strascicata, alcuni frammenti dell'opera letteraria di Franz Wright: 'Kindertotenwald'. Tutto ciò in un unica suite di circa 65 minuti che sicuramente risulterà ostica ai più. Il degno successore di 'Manafon', il proseguo della ricerca.



martedì 10 febbraio 2015

Stefano Bollani - Joy In Spite Of Everything (2014)



Nella sua lunga discografia ci sono molti alti e bassi dal punto di vista compositivo, questo è innegabile, ma per tutti quelli che amano un qualcosa di semplice suonato con gusto e passione, questo 'Joy In Spite Of Everything' è forse la migliore uscita jazz del passato anno.

Accompagnato dal solito 'Danish duo', Mark Turner e da Bill Frisell, questo album, anche se sarebbe meglio definirlo una 'collezione', rappresenta la summa del hard-bop di nuova generazione. Da Thelonious Monk a Bud Powell, da Grant Green a Alfred Lion, il quintetto non manca l'appuntamento con la giusta dose di citazionismo e classe. Una produzione fantastica, senza pecche e con suoni che riescono a trasmettere tutto il repertorio emotivo. Una delle migliori uscite sicuramente, peccato pecchi un poco d'inventiva, forse questa, l'unica vera pecca dell'album che nonostante ciò si lascia ascoltare facilmente da chiunque.


sabato 7 febbraio 2015

VOLA - Inmazes (2015)



Ingannare l'attesa del nuovo album dei Mew non è mai stato così soddisfacente. Così come gli Agent Fresco vennero etichettati come i 'Dredg che usano sonorità metal' i VOLA possono essere facilmente accostati ad una versione djent dei Mew. Struttura math rock che amalgama dentro di sé chorus melodici supportati da ritmiche djent, elettronica della tarda new-wave abbinata a riff metal granitici (con un suono che strizza l'occhio ai Twelve Foot Ninja) Polifonie e leggeri richiami sonori ai Gentle Giant di 'Octopus'.

Un esordio degno di nota, sempre targato Danimarca, dalla quale dovrebbe giungere (il prossimo 24 Aprile) anche il nuovo album dei Mew intitolato '+-' (leggesi 'Plus Minus) Una gestazione durata quasi dieci anni, se consideriamo il primo EP pubblicato nel lontano 2008. Sperando che non si debba aspettare altri quattro/cinque anni per una nuova pubblicazione, questi VOLA sono fin'ora la miglior band esordiente e l'uscite più gustosa del 2015.





giovedì 5 febbraio 2015

Peter Hammill & Gary Lycas - Other World (2014)


Questa collaborazione mi era completamente passata di mente, colpa anche di Hammill che pubblica ad un ritmo che farebbe invidia a Steven Wilson. Colpa mia, chiedo perdono.

Hammill che da sempre naviga sui binari dell'improvvisazione e della più completa sperimentazione questa volta da alla luce un album per sole chitarre, dove non solo le usa per accompagnare il suo cantato con rimandi folk, ma anche in prima linea, accompagnando i virtuosismi sonori di Gary Lucas che come sempre riesce a ricreare quel misto di psichedelia e sonorità distorte che l'han reso famoso sin dagli albori della sua carriera. Aria cupa e misteriosa aleggia su tutta la produzione, riuscendo a catturare sin da subito l'attenzione dell'ascoltatore. 




mercoledì 4 febbraio 2015

Singolo estratto da 'Hand. Cannot. Erase'



In uscita il 2 Marzo 2015, ecco il primo singolo scelto da Steven Wilson per fare da apripiste al suo nuovo lavoro solista 'Hand. Cannot. Erase'.

martedì 3 febbraio 2015

Periphery - Juggernaut: Alpha/Omega (2015)



Proprio qualche giorno fa è uscito il nuovo album dei Periphery ed io non perdo occasione per parlare un poco della band ed un poco di questo nuovo materiale. Mi permetto un piccolo appunto sulla band ed il movimento 'djent' che si porta dietro ormai da anni.

Forse sono stato l'unico (o comunque uno dei pochissimi) a criticare quello che tutt'ora viene considerato l'apice artistico della band, ovvero 'Periphery II: This Time It's Personal'. Non è un brutto album, anzi, è un valido album che è riuscito a mischiare sapientemente molte influenze e a dare una rinfrescata ad uno stile musicale che si stava (già) piegando su sé. Il problema sussisteva in due punti, principalmente. Il primo è che l'album soffriva di un ritmo eccessivamente serrato; le idee di base eran buone, ma si è voluti un poco forzare la mano con i riempitivi e gli abbellimenti, lasciando poco spazio alla base per esprimersi al meglio e venir fuori con maggiore risonanza. La seconda critica che feci fu la durata (69 minuti) che finiva inesorabilmente per annoiare e suonare ridondante nella seconda e conclusiva parte.

Ora i Periphery pubblicano questo doppio concept album che ha subito fatto storcere il naso all'ascoltatore medio di djent. Subito ho visto critiche alla mancanza di mordente ed accostamenti con gli ultimi 'The Contortionist' (magari, aggiungerei io) insomma, una bocciatura su tutto il fronte. Io vorrei dir la mia, visto che comunque si parla di un lavoro impegnativo che merita il giusto metro di giudizio.

Seguendo la suddivisione fatta dalla stessa band, parto da 'Alpha' che contiene buona parte del perché delle critiche. Premetto subito, 'Alpha' è facilmente orecchiabile. Parrebbe una versione scadente dell'ottimo 'LUN' dei Destiny Potato. A dire il vero neanche troppo, visto che nell'album d'esordio dei Destiny Potato c'è molta chiarezza e sonorità che viaggiano dritte per la loro via, sapendo esattamente dove andare a parare, ovvero in un accostamento perfetto di pop e di un soft djent di pregievole fattura. Qui invece sembra tutto molto alla rinfusa. Le tracce viaggiano su binari unici, non sembrano collegate da un filo conduttore definito, andando a parare su vari lidi, nessuno di questi esplorato o comunque tangibile nella miglior maniera. Qualche sprazzo qui e li di vari richiami ai migliori pezzi del precedente album, ma sembra più un auto-plagio che auto-citazionismo. Una prima parte che scorre abbastanza anonima, perdendosi in sprazzi ed aperture melodiche insolite per la band e con un sound decisamente troppo lineare. Non c'è mai un sussulto degno di nota. Non tanto per la realizzazione (de gustibus) ma sull'ispirazione. Sembra tutto materiale disgiunto, composto schematicamente, senza un moto artistico al di sotto, macchinalmente.

'Omega' invece sembra ricalcare in modo migliore le orme del gruppo, riuscendo a mescolare in miglior modo i vari elementi, risultando meno sconclusionato della prima parte. Nonostante ciò, l'aria che tira non è delle migliori; si torna a suonare il classico djent che ha tanto contradistinto il gruppo con un piglio più deciso rispetto ad 'Alpha', sarà forse una veste più consona ai sei dei Periphery. Anche qui non sono esclusi auto-citazionismi che sfiorano il plagio, riuscendo però nell'impresa di richiamare (almeno in parte) le varie sonorità di tre anni fa. La prima parte (The Bad Thing/Priestess) suona decisamente melodica, riuscendo  ad avvicinare la versione 'pop djent' dei Destiny Potato al sound dei Periphery; la parte conclusiva insieme alla suite è un sunto di quanto ascoltato poco prima. La sensazione di questa seconda parte pare un compitino fatto bene, confezionato per allargare la cerchia di ascoltatori e farsi nuovi amici, per metter d'accordo un po' tutti, riuscendo così così.

Ad esser sincero, l'intero lavoro mi suona decisamente come un puro prodotto commerciale. Un pacco regalo da fare un po' a tutti, giovani e meno. Nel calcio l'equivalente sarebbe il classico 'biscotto', sinceramente la sensazione è più o meno la stessa. Un doppio album abbastanza vuoto, senza mordente ed unione; l'unico aspetto veramente positivo è la parte vocale di Sotello che da il meglio di sé, evidentemente l'arricchimento melodico ha giovato al suo stile.

lunedì 2 febbraio 2015

Tycho - Awake (2014)



Tycho è uno di quei artisti di cui solitamente si ignora il nome anche nel settore. Per carità, nulla di trascendentale, ma è stato in grado di pubblicare buoni album e sapermi intrattenere in tanti momenti diversi, per questo voglio scrivere queste due righe per rendere 'omaggio' alla sua arte. 

Volendo parlare del suo genere è facilmente accostabile alla scena chillout della west-coast con varie influenze di post-rock e piccole sfumature di sonorità cantanbili. Fino ad ora, a mio modo di vedere, il suo miglior lavoro è stato 'Dive', questo 'Awake' invece lo piazzo un gradino sotto. Non c'è molto da spiegare, semplicemente l'ho trovato meno ispirato del suo predecessore.


sabato 31 gennaio 2015

Nero di Marte

Userò questo blog per presentare (oltre che a consigliare) una delle band più interessanti e talentuose nel panorama della musica estrema nostrana. Parliamo dei bolognesi Nero di Marte.

Non mi prolungherò in inutili presentazioni dell'organico e della primissima storia della band; bensì voglio concentrarmi sulla personalità espressa nei loro due lavori (targati 2013/14) che l'hanno portati in vetta alla mia personale classifica.

Vennerò fuori con l'omonimo album d'esordio a Marzo di due anni fa, presentandosi al grande pubblico come una fusione dei francesi Gojirà e dei tedeschi The Ocean. In parte vero ed in parte falso. A mio avviso, i Nero di Marte andrebbero presentati prendendo in considerazione anche la seconda uscita (Ottobre 2014) 'Derivae' che volendo mischia ed in parte spiega nel complessivo la faccenda e le sonorità; questo anche perché i due album sono stati partoriti nello stesso arco temporale e sono stati divisi volutamente dalla band.

Con questo esordio, chiunque deciderebbe di classificarli come una fusione dei due gruppi sopra citati, e giustamente anche. Le concatenate sequenze piene di riff, accellerazioni ed impennate, supportate da harsh vocals, con le sequenti derive atmosferiche farebbe decretare facilmente il paragone. Tutto qui, sinceramente, nulla di sbagliato. La band si conferma ispirata, talentuosa e ben organizzata. Ma qui entra in gioco il secondo album, ovvero 'Derivae'.

'Derivae' si dimostra un album capace di completare il suo predecessore ed illuminare completamente (o quasi) l'ascoltatore su quale fosse la linea del gruppo. Un post-metal con grandi paludi di suoni e sezioni ambient che sfociano nel dark e nell'ipnotico. Quasi un imbuto di sonorità contrastanti. Meno heavy e più atmosfera. In tutto ciò, sempre la sensazione che il gruppo lavori coeso e progredisca insieme, sempre e comunque, verso una miscela di suoni e spirito comune. Mai solistica, sempre corale. Questo ciò che più salta fuori dal primissimo ascolto, anche distratto. La coesione d'intenti.

Molte riviste l'hanno paragonati ai primi Mastodon, altri invece li hanno etichettati come la copia italiana dei Gojira, io sinceramente penso che i Nero di Marte esulino da queste chiacchiere pubblicitarie. Insieme ai compaesani Sunpocrisy (che dovrebbero farsi vivi durante quest'anno, in caso avrete notizie qui) sono le due realtà heavy più promettenti che abbiamo in Italia.


Album streaming bandcamp

giovedì 29 gennaio 2015

Björk - Vulnicura (2015)



L'uscita anticipata dell'ultimo lavoro di Björk ha spiazzato tutti, compreso me. Tralasciando questo fattore però, la sorpresa non s'è prolungata tramite l'ascolto dell'album. Son passati ormai undici, lunghi anni da quello che considero il capolavoro artistico dell'elfo islandese, ossia 'Medúlla'. Questo nuovo 'Vulnicura' sinceramente non è riuscito a farmi cambiare idea.

L'album si caratterizza esclusivamente di programmazione e suoni elettronici. Da una parte una sezione di archi, vero cardine portante alla base di ogni traccia, dall'altra una presenza di elementi rumoristici/drone che hanno piena libertà di svariare ed intromettersi in ogni momento tra la parte vocale e la base di archi. Il mix di questi tre elementi (archi, voce ed ambient) crea un bel conubbio che si propaga per tutto l'album, raggiungendo una forma stilistica a sé; capace d'emozionare nella prima parte (fino ad arrivare alla suite 'Black Lake', che chiude un poco l'aria alle tracce restanti) e di accompagnare l'ascoltatore con un pizzico di ripetitività nella seconda, il tutto caratterizzato da una leggera vena dark. Interessanti, a mio modo di vedere gli 'intermezzi' quasi esclusivamente elettronici 'History of Touches' e 'Quicksand'.

Nel complessivo è un album abbastanza statico. Si confeziona nella prima parte e si ripropone nella seconda. Non mi ha fatto entusiasmare e non mi ha particolarmente colpito.

mercoledì 28 gennaio 2015

Stellar Young - Vessels (2014)



Segnalo la seconda fatica di una delle band più promettenti nell'ambito del rock-pop d'oltreoceano, ovvero l'ottimo 'Vessels' dei Stellar Young. La seconda uscita, a due anni dall'ottimo 'Everything at Once' che spruzzava energia e grinta degna dei migliori The Police, conferma l'indiscusso talento della band di Albany, nonostante l'ammorbidimento delle sonorità a favore di un indie-pop di pregevole fattura. Una dolcissima culla fatta di suoni soavi e ritmiche che aggrediscono mai l'ascoltatore, bensì lo trasportano in un ambiente pieno di calore e solarità. Più leggero rispetto al precedente, ma non per questo inferiore. Una segnalazione dovuta ad una delle band più talentuose uscite post 2010.



Dirty Loops - Loopfied (2014)



Power-trio di matrice fusion che risponde al nome di Jonah Nilsson (tastiere e voce) Henrik Linder (basso) e Aron Mellergårdh (batteria) Nati come fenomeno mediatico di YouTube Svezia, i tre si son ritrovati a pubblicare un album di inediti (e cover) l'anno scorso, dopo un paio di anni in appoggio ad artisti come David Foster. La base è un fusion moderno contaminato da liriche soul e sonorità disco-dance anni '80. Qualcuno li considera i nuovi Toto, vedremo col tempo cosa sapranno fare. Vi allego la cover di 'Rolling in the deep' e qualche inedito.




lunedì 26 gennaio 2015

Neneh Cherry & The Thing - The Cherry Thing (2012)




Neneh Cherry, che di certo non ha bisogno di presentazioni, ed il trio scandinavo 'The Thing' han dato alla luce un ottimo album di cover in stile puramente free-jazz. Neneh Cherry in rilettura di 'standard' snaturando un po' la sua vena soul ed il solito estro creativo dei 'The Thing' che si meritano tutte le nomination tra i migliori artisti free-jazz moderni. Lascio a voi l'ascolto e le sensazioni derivanti.


domenica 25 gennaio 2015

Mono - The Last Dawn/Rays of Darkness (2014)


Dopo il 2011 ho reputato che il movimento del post-rock 'classico' fosse giunto alla sua prima e vera maturazione stilistica, questo precisamente dopo il ripetitivo 'For my Parents' che mi ha confermato su tutta la linea questo mio pensiero. Mi ritrovo ora qui a dare un parere personale su un doppio album della band giapponese che sinceramente non vorrei dare.

Sia pure lo stupore di un ascoltatore non consono a queste sonorità, questo doppio 'The Last Dawn/Rays of Darkness' ha ben poco da offrire. Tutto suona bene, tutto esprime in todo lo stile che si è maturato dall'uscita del capolavoro 'Hymn to the Immortal Wind', ma proprio qui c'è il mio disappunto. Benchè sia una prova degna, non mi sento di 'salvare' nelle intenzioni questo lavoro.

Piuttosto che un buon sunto dello stile 'Mono' avrei preferito un più dignitoso silenzio post 'Take Care, Take Care, Take Care'. L'apice artistico è già stato raggiunto, perché dimenarsi in un buon sunto quando ci si può calare in un dignitoso silenzio conscio o cambiare direzione e cercare di dare nuova linfa alla propria proposta ?


sabato 24 gennaio 2015

Juçara Marçal - Encarnado (2014)


Premetto che non conoscevo minimamente Juçara Marçal e tanto meno la sua carriera prima di questo album, e premetto anche che adoro la musica proveniente dal sud dell'America.

Questo 'Encarnado' mi ha lasciato piacevolmente sorpreso. Non pensavo che si potesse unire il cantautorato brasiliano con sonorità elettriche così particolari. L'album è composto da undici cover più la personale 'Odoya' composta dalla stessa Juçara. La vera sorpresa è stata la completa assenza del reparto ritmico e la complicità delle due chitarre (Kiko Dinucci e Rodrigo Campos) che fraseggiano ininterrottamente per tutto l'album, creando un tappeto di sonorità elettriche (molto simili ai lamenti ispanici dei Mars Volta) altisonanti con la delicata voce di Juçara.

Un piccolo sprazzo di avant-gard rumoristico che ricopre il tutto donandogli quell'effetto sorpresa che viene fuori specialmente nei piccoli intermezzi dove si esprime tutta la vena sperimentale.

Fortunatamente l'album è facilmente reperibile su YouTube ed in download gratuito sul sito ufficiale di Juçara Marçal. Su bandcamp si trova anche il precedente album solista che ancora non ho visionato ma che ascolterò a breve.


venerdì 23 gennaio 2015

Lights & Motion - Chronicle (2015)



Ne parlai già in Your Daily Bone Crushing News, ma voglio riportare questa uscita anche qui sul mio blog personale. I 'Lights & Motion' sono il progetto solista di Christoffer Franzén, cantante svedese che si è cimentato (dal 2012) in questo progetto 'cinematic post-rock' di buona fattura. Proprio di questa particolarità vorrei parlare (più approfonditamente) qui, che ho spazio. Sin dal buon 'Ceremonies' degli EF (banda post-rock svedese) ho avuto l'impressione che in Svezia si stia cercando di smuovere i classici lidi del post-rock. Questo nuovo 'Chronicle' mi ha dato il la per parlarne ad alta voce e condividerlo qui. In aggiunta a questa mia sensazione, anche l'ultimo album dei 'Blurry Lights' mi ha portato la conferma che il vecchio posto-rock (Explosions in the Sky, Mono, EF ecc ecc) stesse cambiando e virando su sonorità più aperte a scenari cinematografici.

Parlando ora nello specifico di 'Chronicle' non posso certo omettere le sue caratteristiche e peculiarità che l'hanno reso un buon album. Parto dal presupposto che, per chiunque abbia ascoltato 'Bloom and Breathe', questo disco sembrerà la 'brutta' copia, o se vogliamo, la copia svedese; le incursioni hardcore sostituite con le chitarre shoegaze, i ritornelli pop cantabili con le arie da film drammatico. In tutto ciò, non mi sento di dissentire. Effettivamente quest album è esattamente questo. Un buon album di post-rock che tenta di smuovere, a modo suo, i punti cardini del genere per portarlo ad una nuova visione d'insieme. Un lavoro che può legare i vecchi ed i nuovi ascoltatori di post-rock, in una miscela di cinema, atmosfere elettroniche e sonorità più aperte.

Forse è solo una mia congettura da appassionato, ma questo inizio di 2015 sta portando alla luce questa micro-visione del genere che potrebbe dare frutti ancora più interessanti di quest'uscita.


giovedì 22 gennaio 2015

The White Mega Giant - TWMG (2014)



Ho scoperto questo bel gruppo per caso su Facebook e son rimasto ipnotizzato immediatamente dal loro sound e dalla loro proposta. Nonostante ciò mi rimane difficile etichettarli (fortunatamente) e descriverli in poche parole. Il loro è un ambient molto distopico, che mischia parte della forma post-rock (crescendi e grandi suggestioni) ad incursioni drone, creando atsmofere sature di suoni elettronici che vanno a erigere una vera e propria colonna sonora, fatta di atti più distesi e di grandi impennate improvvise.

La cosa che mi ha stupito, più di tutte, è stata la quasi completa mancanza di motivi, di sonorità che si fissano per bene in testa per giorni, ma bensì una vera e propria atmosfera plumbea e satura che ti fa cadere dentro il vortice della loro visione. Lo descriverei come 'un viaggio nel loro mondo'. Quando la musica espressa da un collettivo riesce a trasmettere esattamente un modo di 'sentire', di 'provare'.




Voglio inoltre segnalarvi il loro primo lavoro, intitolato 'Antimacchina' che si discosta da quanto ascoltato e detto su 'TWMG', ma resta comunque un buon titolo per gli amanti del post-rock più canonico con sonorità alla Explosions in the Sky.


martedì 20 gennaio 2015

This Will Destroy You - Another Language (2014)



L'ultimo lavoro dei 'This Will Destroy You' è passato in sordina, e non fatico molto ad intuirne il perché. Premettendo che non sono mai stato un grande amante della forma e della proposta del collettivo, ammetto d'esser stato ammaliato dalla potenza espressiva che nel 2011 venne fuori con 'Tunnel Blanket'. In questo nuovo lavoro, però, quella potenza viene meno, ed anche la forma ha subito alcune modifiche, a mio parere, perdendo in parte.

Se nel precedente episodio c'era una linea molto marcata e tutto l'intento si muoveva coeso verso una data direzione, in questo nuovo album sembra venire meno quest'elemento. Le tracce nel complessivo non seguono nessuna idea ben delineata, dividendosi per influenze e richiami ad altri gruppi nel settore; il pathos e l'espressione data dai suoni non è minimamente avvolgente, anzi, per lo più delle volte viene chiamata ed arriva senza nessuna sorpresa. 

Un album che non mi ha lasciato nulla, se non un poco di delusione, visto l'attesa e la fiducia che vi avevo riposto. Non un elemento imperdibile, una segnalazione giusto per gli appassionati ed i completisti del genere.


sabato 17 gennaio 2015

Yasmine Hamdan

Non mi capiterà molte volte in questo blog di parlare dei singoli artisti, ma questa volta voglio fare un'eccezione. Voglio parlarvi dell'artista libanese Yasmine Hamdan.

Ho conosciuto questa cantante durante il film 'Only Lovers Left Alive' (ndr, regia di Jim Jarmusch) in cui lei eseguiva (sfortunatamente per noi in playback) uno dei suoi pezzi dall'album solista 'Ya Nass'. La traccia in questione si chiama 'Hal' e son rimasto subito colpito, sia dalla voce, che dal pezzo. In realtà tutta la colonna sonora del film mi ha colpito (la maggior parte dei pezzi sono di matrice shoegaze e/o ambient) e questo mi ha portato a giudicare la colonna sonora come uno dei pilastri portanti del film, vista anche l'importanza che ha nel centro della storia.

Tralasciando il film però, o meglio, appena terminata la visione, mi son subito fiondato sul web a cercare tale cantante, e non ci misi molto a trovarla; Molti, come me, erano rimasti impressionati dal pezzo, tant'è che la maggior parte dei commenti su YouTube stavano ad indicare l'alto grado d'apprezzamento della sua performance.

Parliamoci chiaro, senza girarci troppo intorno, non si tratta certo di un genio elementare, ma la presenza di un brano cantato interamente in arabo che non sfigurava minimante accanto ai pezzi shoezage degli SQÜRL (capitanati dallo stesso Jarmusch) mi ha affascinato (molto anche grazie alla fantastica scenografia e fotografia)

Unire l'arabo ad una base shoegaze e creare un vortice di sensualità in loop musicale che non avevo mai ascoltato (mea culpa, sicuramente qualcuno l'avrà già proposto) mi intrigò molto. Detto ciò mi cercai subito l'album solista di Yasmine e rimasi affascinato di trovarmi davanti un album di pop elettronico (con influenze shoegaze, come già citato) con venature di folk medio-orientale ed una voce fantastica ad amalgamare il tutto.



Per chiunque ami le situazione sature di muri di suono creati da chitarre, per chiunque si ritrovi ad amare il sound dei 'My Bloody Valentine' e per chiunque voglia vedere un buon film con ottime musiche, ottime scenografie ed una fotografia fantastica, di sicuro non potete perdervi questa piccola perla.



Mi permetto un piccolo spoiler del film. Subito dopo l'esibizione di Yasmine, Tilda Swinton si rivolge a Tom Hiddleston che risponde in modo ammirevole:

'Yasmine, she's libanese. I'm sure she'll be very famous.'
'God, I hope not. She is way too good for that.'





Blurry Lights - Blurry Lights (2015)




Qualche giorno fa, sulla mia bacheca, mi son ritrovato questo side-project di un'artista russo, del quale, purtroppo, non conosco il vero nome. Incuriosito dalla descrizione (errata) che ne diedero (Atmospheric black metal) mi sono avvicinato a questo lavoro di appena 40 minuti (considerato la classica durata degli album ambient/post che non vanno sotto i 55/60 minuti solitamente)

Devo dire che son rimasto molto colpito dalla proposta. Questa risulta essere la terza pubblicazione in tre anni (due nel 2014, questo omonimo nel 2015) e sinceramente non m'aspettavo una lavoro simile.

'Blurry Lights' si presenta come un episodio cinematografico, più che per il music bussiness. Infatti, in questi quaranta minuti possiamo apprezzare dieci tracce orchestrali che sembrano uscite da una colonna sonora di un film. Eccetto per la seconda traccia, in cui figura una quest special vocals, le restanti tracce sono movimenti a sé che riescono con semplicità a trasportare melodie sature di emozioni (a volte anche smielate) senza particolari colpi di scena.

Per fare un esempio, mi son sembrati un incrocio tra la versione orchestrale degli ultimi Mono (For my Parents) senza la saturazione di suono, i crescendi malinconici, ma bensì con l'aggiunta di pianoforte (alla Erik Satie) con le colonne sonore di quartetti d'archi di Clint Mansell.

Non sarà certo un capolavoro questo 'Blurry Lights', ma devo dire che si lascia ascoltare molto piacevolmente, senza grandi problemi.

Il compositore esprime così la visione di quest'ultimo nascituro:

' The atmosphere of the album is warm and sweet overall, however mixed with a couple of sad tracks. As always, main theme of the album is love. Each melody is a different story - some people are happy in their relationship, some not and others are just walking through their life alone. The best experience from listening would be, as always, in a time of late night :) '