giovedì 26 febbraio 2015

Neal Morse - The Grand Experiment (2015)


Non sono mai stato un grande fan della svolta musicale che la generazione dei vari Dream Theater/Spock's Beard hanno impresso nella mente di ognuno di noi più o meno 25 anni fa, specialmente sulla ridefinizione del concetto di 'Progressive', termine troppe volte abbusato da critica e pubblico. L'ho sempre visto come un heavy metal assai tecnico e con grandi dosi di citazionismo ai gruppi che il Progressive lo 'crearono' e lo portarono al culmine un ventennio prima.

Questa piccola premessa per cosa, per fare i complimenti a Neal Morse e alla sua ultima creatura, questo 'The Grand Experiment'. Lavoro che riporta in auge il nome di Neal Morse, dopo non felicissime parentesi degli ultimi anni, capace di accattivarsi sia i vecchi che i nuovi fan. Due lunge suite e tre intermezzi più vicini al canone della classica canzone che riescono ad inglobbare il meglio che Neal Morse potesse auspicarsi. Sonorità si moderne ma mai tese o fredde, atte a mostrare, anzi, dimostrare una complessità nella scrittura. Un suono curato e pulito, ma che non eccede, lasciando all'ascoltatore tutta la genuinità delle composizioni. Una segnalazione di merito alla lunga e conclusiva suite dalla durata di 26 minuti abbondanti, vera summa artistica del miglior Morse degli ultimi dieci anni. Un lavoro che garberà ai vecchi e ad i nuovi fan.



mercoledì 25 febbraio 2015

GY!BE new album


Questo il nuovo singolo della band culto canadese in uscita il 31 di Marzo. L'album s'intitolerà: 'Asunder, Sweet and Other Distress'.

lunedì 23 febbraio 2015

Gavin Harrison new album


In uscita questo 13 di Aprile, 'Cheating The Polygraph' è la personale visione di alcune dei brani dei Porcupine Tree da parte di Gavin Harrison (batterista degli stessi dal 2001, circa) che ha lavorato per più di cinque anni su questo progetto. In aggiunta a ciò, Harrison pare si sia servito dei migliori musicisti jazz su piazza per questo album; di seguito c'è la tracklist da lui stesso svelata:

What Happens Now?
Sound Of Muzak/So Called Friend
The Start Of Something Beautiful
Heart Attack In A Layby/The Creator Had A Mastertape/Surfer
The Pills I’m Taking (from Anesthetize)
Hatesong/Halo
Cheating The Polygraph/Mother & Child Divided
Futile

mercoledì 18 febbraio 2015

Everything Everything - 'Get To Heaven' single



Il nuovo singolo della band britannica sembra ricalcare la struttura semplificata di 'ARC' con l'aggiunta di elementi dance. ll nuovo album 'Get to Heaven' non ha ancora una data di pubblicazione.

The Trio Project - ALIVE (2014)


Dietro l'appellativo del 'The Trio Project' si nasconde la brillante mente di Hiromi Uehara, vera e propria sorpresa degli anni duemila per quanto concerne il settore jazz ed affini. In collaborazione con i fidi Anthony Jackson e Simon Philips la pianista giapponese giunge alla terza pubblicazione, per quanto riguarda il 'Trio Project'. Come sempre il livello qualitativo è alto; dal fusion di nuova generazione a sonorità 'da camera', da melodie pop ad intrecci armonici che da sempre la contradistinguono, questo 'Alive' dimostra ancora una volta la freschezza nella composizione e la sempre più marcata capacità di equilibrare il proprio talento, senza mai sprofondare in eccessivi virtuosismi ridondanti. Un disco che mi sento di consigliare anche a chi magari è poco avvezzo alle sonorità della pianista giapponese, avendo in sé quella carica emotiva e melodica che lo rende più accessibile al grande pubblico. 


lunedì 16 febbraio 2015

Diana Krall - Wallflower (2015)


Giusto una piccola e brevissima segnalazione sul nuovo album di reinterpretazioni di Diana Krall intitolato 'Wallflower' che è da poco uscito sul mercato. All'interno di esso si trovano pezzi derivanti da ogni settore della musica: dal pop di Paul McCartney al cantautorato di Bob Dylan passando per il folk di Jim Croce e così discorrendo.


giovedì 12 febbraio 2015

David Sylvian - There's a Light That Enters Houses With No Other House in Sight (2014)



David Sylvian è uno dei miei artisti preferiti. Da sempre infatti ha sempre ricercato forme e sonorità a me consone e di grande influenza per il resto dell'ambito musicale. Certo, come in ogni famiglia ci sono degli screzzi. Chi preferisce la prima parte di carriera, chi la seconda, chi invece la sua carriera con i Japan. Ovviamente questo non è un nostro problema. Forse lo sarà di 'There's a Light That Enters Houses With No Other House in Sight' visto che continua sulla linea tracciata da 'Manafon' più di cinque anni fa, ovvero la linea più avanguardistica e di difficile ascolto, specialmente per gli amanti delle sonorità anni '80 dello stesso.

Accordatosi con il pianista John Tilbury (capomastro dell'improvvisazione classica) e con Christian Fennesz (genio dell'elettronica viennese) ha continuato l'esplorazione di paesaggi sonori oscuri, fatti di contrapposizioni elettro-ambient dove è sovente riunire leggere rintocchi di piano ed evoluzioni rumoristiche-strumentali. A tutto ciò ha aggiunto, con la sua voce sempre più dilaniata e strascicata, alcuni frammenti dell'opera letteraria di Franz Wright: 'Kindertotenwald'. Tutto ciò in un unica suite di circa 65 minuti che sicuramente risulterà ostica ai più. Il degno successore di 'Manafon', il proseguo della ricerca.



martedì 10 febbraio 2015

Stefano Bollani - Joy In Spite Of Everything (2014)



Nella sua lunga discografia ci sono molti alti e bassi dal punto di vista compositivo, questo è innegabile, ma per tutti quelli che amano un qualcosa di semplice suonato con gusto e passione, questo 'Joy In Spite Of Everything' è forse la migliore uscita jazz del passato anno.

Accompagnato dal solito 'Danish duo', Mark Turner e da Bill Frisell, questo album, anche se sarebbe meglio definirlo una 'collezione', rappresenta la summa del hard-bop di nuova generazione. Da Thelonious Monk a Bud Powell, da Grant Green a Alfred Lion, il quintetto non manca l'appuntamento con la giusta dose di citazionismo e classe. Una produzione fantastica, senza pecche e con suoni che riescono a trasmettere tutto il repertorio emotivo. Una delle migliori uscite sicuramente, peccato pecchi un poco d'inventiva, forse questa, l'unica vera pecca dell'album che nonostante ciò si lascia ascoltare facilmente da chiunque.


sabato 7 febbraio 2015

VOLA - Inmazes (2015)



Ingannare l'attesa del nuovo album dei Mew non è mai stato così soddisfacente. Così come gli Agent Fresco vennero etichettati come i 'Dredg che usano sonorità metal' i VOLA possono essere facilmente accostati ad una versione djent dei Mew. Struttura math rock che amalgama dentro di sé chorus melodici supportati da ritmiche djent, elettronica della tarda new-wave abbinata a riff metal granitici (con un suono che strizza l'occhio ai Twelve Foot Ninja) Polifonie e leggeri richiami sonori ai Gentle Giant di 'Octopus'.

Un esordio degno di nota, sempre targato Danimarca, dalla quale dovrebbe giungere (il prossimo 24 Aprile) anche il nuovo album dei Mew intitolato '+-' (leggesi 'Plus Minus) Una gestazione durata quasi dieci anni, se consideriamo il primo EP pubblicato nel lontano 2008. Sperando che non si debba aspettare altri quattro/cinque anni per una nuova pubblicazione, questi VOLA sono fin'ora la miglior band esordiente e l'uscite più gustosa del 2015.





giovedì 5 febbraio 2015

Peter Hammill & Gary Lycas - Other World (2014)


Questa collaborazione mi era completamente passata di mente, colpa anche di Hammill che pubblica ad un ritmo che farebbe invidia a Steven Wilson. Colpa mia, chiedo perdono.

Hammill che da sempre naviga sui binari dell'improvvisazione e della più completa sperimentazione questa volta da alla luce un album per sole chitarre, dove non solo le usa per accompagnare il suo cantato con rimandi folk, ma anche in prima linea, accompagnando i virtuosismi sonori di Gary Lucas che come sempre riesce a ricreare quel misto di psichedelia e sonorità distorte che l'han reso famoso sin dagli albori della sua carriera. Aria cupa e misteriosa aleggia su tutta la produzione, riuscendo a catturare sin da subito l'attenzione dell'ascoltatore. 




mercoledì 4 febbraio 2015

Singolo estratto da 'Hand. Cannot. Erase'



In uscita il 2 Marzo 2015, ecco il primo singolo scelto da Steven Wilson per fare da apripiste al suo nuovo lavoro solista 'Hand. Cannot. Erase'.

martedì 3 febbraio 2015

Periphery - Juggernaut: Alpha/Omega (2015)



Proprio qualche giorno fa è uscito il nuovo album dei Periphery ed io non perdo occasione per parlare un poco della band ed un poco di questo nuovo materiale. Mi permetto un piccolo appunto sulla band ed il movimento 'djent' che si porta dietro ormai da anni.

Forse sono stato l'unico (o comunque uno dei pochissimi) a criticare quello che tutt'ora viene considerato l'apice artistico della band, ovvero 'Periphery II: This Time It's Personal'. Non è un brutto album, anzi, è un valido album che è riuscito a mischiare sapientemente molte influenze e a dare una rinfrescata ad uno stile musicale che si stava (già) piegando su sé. Il problema sussisteva in due punti, principalmente. Il primo è che l'album soffriva di un ritmo eccessivamente serrato; le idee di base eran buone, ma si è voluti un poco forzare la mano con i riempitivi e gli abbellimenti, lasciando poco spazio alla base per esprimersi al meglio e venir fuori con maggiore risonanza. La seconda critica che feci fu la durata (69 minuti) che finiva inesorabilmente per annoiare e suonare ridondante nella seconda e conclusiva parte.

Ora i Periphery pubblicano questo doppio concept album che ha subito fatto storcere il naso all'ascoltatore medio di djent. Subito ho visto critiche alla mancanza di mordente ed accostamenti con gli ultimi 'The Contortionist' (magari, aggiungerei io) insomma, una bocciatura su tutto il fronte. Io vorrei dir la mia, visto che comunque si parla di un lavoro impegnativo che merita il giusto metro di giudizio.

Seguendo la suddivisione fatta dalla stessa band, parto da 'Alpha' che contiene buona parte del perché delle critiche. Premetto subito, 'Alpha' è facilmente orecchiabile. Parrebbe una versione scadente dell'ottimo 'LUN' dei Destiny Potato. A dire il vero neanche troppo, visto che nell'album d'esordio dei Destiny Potato c'è molta chiarezza e sonorità che viaggiano dritte per la loro via, sapendo esattamente dove andare a parare, ovvero in un accostamento perfetto di pop e di un soft djent di pregievole fattura. Qui invece sembra tutto molto alla rinfusa. Le tracce viaggiano su binari unici, non sembrano collegate da un filo conduttore definito, andando a parare su vari lidi, nessuno di questi esplorato o comunque tangibile nella miglior maniera. Qualche sprazzo qui e li di vari richiami ai migliori pezzi del precedente album, ma sembra più un auto-plagio che auto-citazionismo. Una prima parte che scorre abbastanza anonima, perdendosi in sprazzi ed aperture melodiche insolite per la band e con un sound decisamente troppo lineare. Non c'è mai un sussulto degno di nota. Non tanto per la realizzazione (de gustibus) ma sull'ispirazione. Sembra tutto materiale disgiunto, composto schematicamente, senza un moto artistico al di sotto, macchinalmente.

'Omega' invece sembra ricalcare in modo migliore le orme del gruppo, riuscendo a mescolare in miglior modo i vari elementi, risultando meno sconclusionato della prima parte. Nonostante ciò, l'aria che tira non è delle migliori; si torna a suonare il classico djent che ha tanto contradistinto il gruppo con un piglio più deciso rispetto ad 'Alpha', sarà forse una veste più consona ai sei dei Periphery. Anche qui non sono esclusi auto-citazionismi che sfiorano il plagio, riuscendo però nell'impresa di richiamare (almeno in parte) le varie sonorità di tre anni fa. La prima parte (The Bad Thing/Priestess) suona decisamente melodica, riuscendo  ad avvicinare la versione 'pop djent' dei Destiny Potato al sound dei Periphery; la parte conclusiva insieme alla suite è un sunto di quanto ascoltato poco prima. La sensazione di questa seconda parte pare un compitino fatto bene, confezionato per allargare la cerchia di ascoltatori e farsi nuovi amici, per metter d'accordo un po' tutti, riuscendo così così.

Ad esser sincero, l'intero lavoro mi suona decisamente come un puro prodotto commerciale. Un pacco regalo da fare un po' a tutti, giovani e meno. Nel calcio l'equivalente sarebbe il classico 'biscotto', sinceramente la sensazione è più o meno la stessa. Un doppio album abbastanza vuoto, senza mordente ed unione; l'unico aspetto veramente positivo è la parte vocale di Sotello che da il meglio di sé, evidentemente l'arricchimento melodico ha giovato al suo stile.

lunedì 2 febbraio 2015

Tycho - Awake (2014)



Tycho è uno di quei artisti di cui solitamente si ignora il nome anche nel settore. Per carità, nulla di trascendentale, ma è stato in grado di pubblicare buoni album e sapermi intrattenere in tanti momenti diversi, per questo voglio scrivere queste due righe per rendere 'omaggio' alla sua arte. 

Volendo parlare del suo genere è facilmente accostabile alla scena chillout della west-coast con varie influenze di post-rock e piccole sfumature di sonorità cantanbili. Fino ad ora, a mio modo di vedere, il suo miglior lavoro è stato 'Dive', questo 'Awake' invece lo piazzo un gradino sotto. Non c'è molto da spiegare, semplicemente l'ho trovato meno ispirato del suo predecessore.