Proprio qualche giorno fa è uscito il nuovo album dei Periphery ed io non perdo occasione per parlare un poco della band ed un poco di questo nuovo materiale. Mi permetto un piccolo appunto sulla band ed il movimento 'djent' che si porta dietro ormai da anni.
Forse sono stato l'unico (o comunque uno dei pochissimi) a criticare quello che tutt'ora viene considerato l'apice artistico della band, ovvero 'Periphery II: This Time It's Personal'. Non è un brutto album, anzi, è un valido album che è riuscito a mischiare sapientemente molte influenze e a dare una rinfrescata ad uno stile musicale che si stava (già) piegando su sé. Il problema sussisteva in due punti, principalmente. Il primo è che l'album soffriva di un ritmo eccessivamente serrato; le idee di base eran buone, ma si è voluti un poco forzare la mano con i riempitivi e gli abbellimenti, lasciando poco spazio alla base per esprimersi al meglio e venir fuori con maggiore risonanza. La seconda critica che feci fu la durata (69 minuti) che finiva inesorabilmente per annoiare e suonare ridondante nella seconda e conclusiva parte.
Ora i Periphery pubblicano questo doppio concept album che ha subito fatto storcere il naso all'ascoltatore medio di djent. Subito ho visto critiche alla mancanza di mordente ed accostamenti con gli ultimi 'The Contortionist' (magari, aggiungerei io) insomma, una bocciatura su tutto il fronte. Io vorrei dir la mia, visto che comunque si parla di un lavoro impegnativo che merita il giusto metro di giudizio.
Seguendo la suddivisione fatta dalla stessa band, parto da 'Alpha' che contiene buona parte del perché delle critiche. Premetto subito, 'Alpha' è facilmente orecchiabile. Parrebbe una versione scadente dell'ottimo 'LUN' dei Destiny Potato. A dire il vero neanche troppo, visto che nell'album d'esordio dei Destiny Potato c'è molta chiarezza e sonorità che viaggiano dritte per la loro via, sapendo esattamente dove andare a parare, ovvero in un accostamento perfetto di pop e di un soft djent di pregievole fattura. Qui invece sembra tutto molto alla rinfusa. Le tracce viaggiano su binari unici, non sembrano collegate da un filo conduttore definito, andando a parare su vari lidi, nessuno di questi esplorato o comunque tangibile nella miglior maniera. Qualche sprazzo qui e li di vari richiami ai migliori pezzi del precedente album, ma sembra più un auto-plagio che auto-citazionismo. Una prima parte che scorre abbastanza anonima, perdendosi in sprazzi ed aperture melodiche insolite per la band e con un sound decisamente troppo lineare. Non c'è mai un sussulto degno di nota. Non tanto per la realizzazione (de gustibus) ma sull'ispirazione. Sembra tutto materiale disgiunto, composto schematicamente, senza un moto artistico al di sotto, macchinalmente.
'Omega' invece sembra ricalcare in modo migliore le orme del gruppo, riuscendo a mescolare in miglior modo i vari elementi, risultando meno sconclusionato della prima parte. Nonostante ciò, l'aria che tira non è delle migliori; si torna a suonare il classico djent che ha tanto contradistinto il gruppo con un piglio più deciso rispetto ad 'Alpha', sarà forse una veste più consona ai sei dei Periphery. Anche qui non sono esclusi auto-citazionismi che sfiorano il plagio, riuscendo però nell'impresa di richiamare (almeno in parte) le varie sonorità di tre anni fa. La prima parte (The Bad Thing/Priestess) suona decisamente melodica, riuscendo ad avvicinare la versione 'pop djent' dei Destiny Potato al sound dei Periphery; la parte conclusiva insieme alla suite è un sunto di quanto ascoltato poco prima. La sensazione di questa seconda parte pare un compitino fatto bene, confezionato per allargare la cerchia di ascoltatori e farsi nuovi amici, per metter d'accordo un po' tutti, riuscendo così così.
Ad esser sincero, l'intero lavoro mi suona decisamente come un puro prodotto commerciale. Un pacco regalo da fare un po' a tutti, giovani e meno. Nel calcio l'equivalente sarebbe il classico 'biscotto', sinceramente la sensazione è più o meno la stessa. Un doppio album abbastanza vuoto, senza mordente ed unione; l'unico aspetto veramente positivo è la parte vocale di Sotello che da il meglio di sé, evidentemente l'arricchimento melodico ha giovato al suo stile.

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